22 May , 2022

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Un po' di storia

In Sri Lanka per i poveri

{jb_quoteright}Oggi, con l’educandato, viene offerta a questi ragazzi una “seconda casa”, che chiamano “il loro piccolo paradiso”{/jb_quoteright}

Le suore Oblate sono presenti nello Sri Lanka, presso le parrocchie di Moratwua (1997) e Koralawella (2006), e svolgono la loro attività pastorale nel campo dell’evangelizzazione e in favore di tutte le necessità ed emergenze presenti nel territorio. Oltre ad operare in favore dei bambini più poveri, offrono tutto l'aiuto possibile agli indigenti - di ogni fascia di età - come anziani e ammalati, che vivono senza alcun sussidio pensionistico e privi del servizio sanitario nazionale, che esiste solo in forma privata.

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Il Progetto: l'Educandato

{jb_quoteright}Quello che tu puoi fare è solo una goccia, ma è ciò che dà significato alla tua vita{/jb_quoteright}I bambini, che fino a qualche anno fa - per la mancanza di una struttura - studiavano all'aperto, ora sono accolti in un edificio attrezzato: l'educandato, dove operano le nostre suore, i volontari e il personale insegnante. oggi, l’educandato costituisce per questi ragazzi una “casa”, che loro stessi hanno denominato “piccolo paradiso” dove, oltre a ricevere un pasto giornaliero (spesso l’unico della giornata) e le cure necessarie, sono seguiti nell’impegno scolastico e nella formazione umana, culturale e religiosa.

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Adozione a distanza

Lo scopo principale delle adozioni è quello di permettere ai bambini poveri, che vivono in baracche fatiscenti, a ridosso dell’oceano, di frequentare la scuola e studiare con profitto. L’aiuto economico, oltre a coprire le spese per gli studi, offre un minimo di sostegno anche alle famiglie che così non sono costrette a mandare i figli a lavorare, impedendo loro di frequentare la scuola.

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Lettera di adozione

{jb_quoteleft}Carissimi sorelle e fratelli,{/jb_quoteleft}

sono la suora Oblata di Maria Vergine di Fatima che si occupa delle adozioni a distanza per i bambini bisognosi dello Sri Lanka (Ceylon). Le nostre suore, sono presenti in questo paese di missione dal 1996 e operano instancabilmente in favore di tutti, ma in modo particolare in favore dei poveri la cui condizione, in seguito alla guerra civile e alla tragedia dello tsunami, si è notevolmente aggravata.

Vi scrivo quale portavoce delle molte richieste di aiuto che mi sono giunte dalle nostre suore che, dal 2009, oltre ad essere impegnate nella scuola materna e nella parrocchia, hanno costruito una struttura adatta ad accogliere i bambini poveri: l’educandato “Nostra Signora di Fatima”. Questi bambini vivono in baracche fatiscenti, a ridosso del mare, e sono accolti nella nostra struttura diurna, per essere seguiti dalle nostre suore, nel loro impegno scolastico, nella formazione, e ricevere un pasto giornaliero, che spesso è l’unico della giornata insieme a tutte le cure necessarie. Questi bambini, più sfortunati, sono molto intelligenti, di carattere mite, desiderosi di apprendere e sempre molto grati per la possibilità, che viene loro offerta, di migliorare.

{jb_quoteright}Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me -  Mt. 25,40{/jb_quoteright}

La via dell’educazione e della formazione è la sola che, dando dignità, permetterà a questa popolazione di sollevarsi e cambiare lo stato di vita.

Lo scopo principale delle adozioni è di permettere ai bambini di frequentare la scuola, l’aiuto economico oltre a coprire le spese per gli studi, offre un minimo di sostegno alla famiglia che così non è obbligata a togliere i figli dalla scuola dell’obbligo per mandarli a lavorare.

Le nostre suore, da diversi anni, seguono circa un centinaio di bambini, adottati a distanza: molti di loro, ormai giovani, hanno concluso il percorso scolastico e si sono avviati ad un’attività lavorativa: una giovane è insegnante di scuola materna nel nostro asilo, un altro giovane guida il tryshow di sua proprietà (piccolo mezzo di trasporto, a pagamento modico, per le persone che non possono permettersi un taxi), un altro fa l’imbianchino. Nel 2012 altri 11 ragazzi/e hanno concluso tutto il percorso scolastico, alcuni con risultati eccellenti.

Riporto stralci di tre richieste di aiuto, che ci sono giunte tramite le nostre suore, da cui comprenderete come l’adozione rappresenti l’unica via di salvezza e di speranza, la base per realizzare un progetto di vita, la speranza di un futuro diverso.

C. D. ragazzo di 15 anni (….)

“… La mia famiglia ha tanta difficoltà nel portare avanti i miei studi, per questo ci siamo rivolti alle suore, per chiedere aiuto, soprattutto per portare a termine gli studi, anche se i problemi sono tanti, perché lo studio è la mia unica speranza! Quindi se mi potete aiutare sono molto grato…”

La mamma di T. S.

“Ho due figli: una bambina e un bambino, che è ammalato. Mio marito non ha un lavoro stabile, noi abitiamo proprio davanti alla Chiesa di Koralawella, vediamo sempre le suore. Le suore ci danno un aiuto per comprare le medicine per mio figlio ammalato. Vi chiedo con tutto il cuore se potete aiutarmi a portare avanti gli studi di mia figlia e ad affrontare le spese mediche per mio figlio. Ogni tanto porto mio figlio in una scuola per handicappati, quindi servono i soldi per il trasporto. Vi sono molto grata. Dio vi benedica”.

Suor Sheranee scrive: “Carissima sr. Lucia, questa ragazzina si chiama RomeshiKa Jayamali. L’abbiamo incontrata sulla strada, la sua mamma era in carrozzella. Il padre beve molto e approfittava della moglie e della figlia per far chiedere l’elemosina. L’abbiamo incontrata varie volte per strada e la bambina si è affezionata a noi e tante volte chiedeva di venire via con noi. Così le abbiamo trovato un posto dalle suore Angeliche e, con il permesso dei genitori, adesso vive presso queste suore e ora sta bene ed è felice, va anche a scuola. Durante le vacanze la portiamo a casa nostra e dopo va a visitare il papà e le zie. Ora sta facendo uno sforzo enorme per abituarsi alla nuova vita. Sua mamma dopo alcuni mesi è morta. La cosa bella per Rameshika è che ora si sente amata da tutti. Questa è la piccola storia di Romeshika. Preghiamo il Signore che la guidi nelle sue vie gioiose. Con tanto affetto sr. Shiranee”.

Carissimi, queste sono solo alcune delle richieste che ci giungono, in realtà sono molte di più le persone che con tanta umiltà e dignità si rivolgono a noi. Le suore in Sri Lanka si fanno garanti di provvedere a quanto è necessario e di far giungere le notizie sulle adozioni.

Le adozioni a distanza non rappresentano l’unica via per aiutare la nostra missione in Sri Lanka. Se non potete sostenere la spesa dell’adozione, potrete comunque contribuire anche con una piccola offerta, adeguata alla vostra condizione. Prossimamente attiveremo anche dei micro-progetti per migliorare il servizio presso l’educandato e per far fronte alle spese di gestione dell’opera.

La quota necessaria per sostenere un bambino/a o un ragazzo/a è di 365 euro all’anno: 1 euro al giorno.

Questo contributo permette l’iscrizione e la frequenza del ragazzo alla scuola dell’obbligo e provvede ai bisogni fondamentali del bambino e, in parte, della famiglia. Infatti, con un solo euro circa al giorno, è possibile garantire il bisogno alimentare giornaliero, in Sri Lanka.

L’aiuto che giunge dall’Italia è gestito direttamente dalle nostre suore, perché la situazione di povertà spesso è accompagnata dalla miseria e dall’incapacità di gestire il denaro.

La testimonianza di una missionaria

Sono sr. Cecilia delle Suore Oblate di Maria Vergine di Fatima. Vengo dagli Stati Uniti, e nel 1997 con altre 4 suore ho aperto la nostra prima casa in missione a Moratuwa, nello Sri Lanka. Lì vi sono rimasta per tre anni, sembrano pochi, ma per me sono stati molto intensi. E’ stata un’esperienza che ha segnato profondamente la mia vita e la voglio condividere con voi.

Non è facile descrivere in poche battute quello che ho vissuto, perciò utilizzerò un simbolo per sintetizzare la mia esperienza: vi parlerò degli occhi. Gli occhi sono lo specchio dell’anima, sono la prima cosa che si nota guardando un Volto, gli occhi sono anche il simbolo della presenza viva e attenta di Dio, che veglia e accompagna ogni persona, come scrive il profeta Isaia, “Noi siamo preziosi ai suoi occhi, degni di stima ed Egli ci ama.” (Is. 43 ). Il missionario, dunque, rappresenta lo sguardo di Dio che si posa su tutti i fratelli e le sorelle che egli incontra. Dio ha bisogno di occhi umani per mostrare nel buio del mondo la luce piena del Suo sguardo.

Negli anni di missione ho notato come nella cultura orientale si comunichi molto con gli occhi. Le persone dello Sri Lanka sono generalmente riservate e contenute nell’esprimere sia il dolore sia la gioia. Vivendo accanto a loro ho colto come esprimessero solo con gli occhi tante emozioni e desideri. Ho ancora impressi nella memoria gli occhi neri, innocenti dei bambini, che brillano di una gioia semplice, gli occhi dei giovani che sognano un futuro migliore, gli occhi spenti di chi ha perso ogni speranza di riuscita e gli occhi degli anziani, pieni di pazienza e umile sapienza. Per una come me, che arrivava da fuori, ci è voluto tempo, attenzione e delicatezza per comprendere il linguaggio silenzioso di quegli occhi, per entrare in punta di piedi nella vita delle persone e per cogliere ciò che stavano vivendo, rispettando i tempi e i modi, senza imporre il mio modo di vedere. Quegli sguardi, che non dimenticherò mai, mi chiedevano semplicemente coraggio e speranza per continuare a sopravvivere, senza essere giudicati o, ancor peggio, condannati. Perché dico questo?

La prima impressione che ho avuto nell’impatto con il popolo sri lankese è quella di essere di fronte ad un popolo “rassegnato”. Di fatto, in Sri Lanka, come in India, anche se in modo meno radicale, esistono ancora le caste, che discriminano le persone a partire dalla classe a cui appartiene la famiglia di origine, inoltre vi è la convinzione, derivata dal buddismo, che sia destinato nascere in una casta o in un’altra, per cui non si può fare nulla per migliorare il proprio stato di vita. Tale distinzione porta alla discriminazione, per cui è consentito frequentare solo persone della propria casta; addirittura esiste la casta dei “poveri più poveri”, disprezzati ed emarginati da tutti, anche dallo stato. Da tale situazione derivano insanabili disuguaglianze fra i ricchi che hanno ogni possibilità di emancipazione, e i poveri - la maggioranza - che vivono nelle baracche senza elettricità e servizi igienici. A quest’ultimi, ritenuti gli scarti della società, si è rivolta subito la nostra attenzione e la nostra cura.

Dopo poche settimane dell’apertura della casa, notando come la prima necessità fosse proprio quella di aiutare i ragazzi più poveri, ci siamo rimboccate le maniche, e nei pomeriggi, dopo la chiusura della scuola materna, abbiamo iniziato ad invitare questi ragazzi, detti “ragazzi del mare”, a partecipare ad un dopo-scuola, che permettesse loro di accedere agli studi superiori, a loro preclusi. Così, con i mezzi che a quel tempo erano a nostra disposizione: poche panche di legno che fungevano da tavolo, sotto gli alberi, nel cortile della Chiesa Parrocchiale, abbiamo organizzato una “scuola all’aperto”, tutta a disposizione di questi ragazzi emarginati che potevano essere aiutati a fare i compiti e ricevere spiegazioni delle materie, per un rendimento scolastico migliore e per una loro crescita umana e spirituale.

Ricordo le prime lezioni con i ragazzi del mare: erano ingestibili, oserei dire “caotici”; non riuscivano a concentrarsi e neppure a stare per un momento seduti. Abbiamo capito subito il perché: erano stanchi ed affamati, tanti di loro quel giorno non avevano pranzato, nelle loro baracche non c’era nulla da mangiare… Mancava loro il bene di prima necessità senza il quale non si poteva nutrire la mente e il cuore. Da quel giorno, che non dimenticherò, insieme alle mie sorelle abbiamo sempre distribuito prima delle lezioni un po’ di thè con alcuni biscotti, che per molti costituiva l’unico pasto della giornata, perché a stomaco vuoto non si ragiona. Le lezioni si chiudevano sempre giocando tutti insieme, perché avevamo notato che questi ragazzi portavano nel cuore tante preoccupazioni e tensioni delle loro famiglie o della loro solitudine e, dunque, i momenti di distensione erano necessari per riacquistare un minimo di serenità e di fiducia da portare anche a casa.

Dopo la tragedia dello Tsunami, nel dicembre 2004, moltissime persone dall’Italia hanno inviato alla nostra missione in Sri Lanka generose offerte per dare sostegno alla popolazione così colpita, anche con il desiderio di realizzare un’opera che potesse accogliere in modo dignitoso i ‘ragazzi del mare’. Da più di un anno, le nostre suore hanno un luogo adeguato e accogliente da offrire per continuare il doposcuola e le mie sorelle distribuiscono ai ragazzi un pranzo completo, per garantire loro una sana alimentazione; le lezioni non sono più all’aperto, ma in questa nuova struttura realizzata proprio per loro!

In poco tempo ci siamo rese conto che questi ragazzi avevano bisogno soprattutto di attenzione, affetto e fiducia per sviluppare tutti i loro talenti: era sorprendente come i ragazzi del mare apprendessero al volo ciò che non avevano capito nelle scuole dove subivano il giudizio e l’emarginazione; il pregiudizio su di loro, ritenuti incapaci, li bloccava nell’apprendimento; invece, dando loro in anticipo fiducia e affetto, abbiamo toccato con mano dei miracoli inaspettati, delle trasformazioni non solo nell’apprendimento, ma anche nella sfera delle relazioni, con tanta attenzione verso gli altri. Col passare degli anni questi ragazzi hanno avuto la possibilità di continuare i loro studi e diventare dei professionisti e quindi hanno potuto migliorare sensibilmente la propria condizione. Qualcuno di essi ora insegna anche nella nostra scuola materna, accanto alle nostre suore, come segno di riconoscenza e voglia di donare ciò che hanno ricevuto.

Vi racconto altri sguardi che non posso dimenticare.

Il primo episodio si colloca all’inizio della mia presenza in Sri Lanka. Mi era stato suggerito di frequentare la scuola materna, dove non c’erano altre persone che parlavano né inglese né italiano, per imparare più velocemente a scrivere e a pronunciare in modo corretto la lingua srilankese. Così ho frequentato per un po’ di tempo la scuola materna della Caritas parrocchiale che offriva ai bambini piccoli, che vivono con i genitori per strada, lezioni molto semplici, perché questi bambini non hanno il diritto di frequentare la scuola statale non avendo neppure il certificato di nascita. Così a 36 anni mi sono trovata accanto ad una schiera di piccoli aiutanti: bambini con lo sguardo disarmato, che mi chiamavano “sudu sister,” cioè Suora bianca: erano loro a prendersi cura di me, impegnandosi a perfezionare la mia scrittura che era un po’ grossolana per le lettere che hanno forme diverse delle nostre; questi bambini mi hanno insegnato con tanta pazienza, il nome dei colori, i giorni della settimana, i numeri e le piccole cose di ogni giorno. Sono stati i miei primi maestri!

Quando poi, ho iniziato a visitare le baracche per incontrare le famiglie che il Parroco ci aveva indicato, mi commuovevo sempre. Entrando in quelle case era come trovarmi di fronte ad un mistero sacro, una presenza di Dio accanto all’uomo e dentro la storia. Quelle baracche erano così spoglie e povere che ti imbattevi subito nel mistero della vita e delle anime, che non hanno niente, ma hanno tutto perché vanno all’essenziale e vivono solo di ciò che è importante. Le famiglie più povere non avevano né sedie né letti, dormivano per terra. Non c’era un posto per studiare e fare i compiti se non sdraiandosi per terra, eppure molti di loro avevano la sapienza della vita.

  • Ho anche visto il modo creativo e insolito con cui i poveri, fronteggiano le difficoltà. Soprattutto le donne, le mamme… capaci di privarsi del necessario per far crescere i figli.

  • Ho visto certe donne a 30 anni senza denti, perché non possono permettersi di andare dal dentista, … prima i figli devono prima mangiare.

  • Ho visto bambini malnutriti, a causa dalla scarsa e cattiva alimentazione.

  • Ho visto anche malattie che in occidente non si vedono più: bambini affetti da poliomelite, tifo, colera, tubercolosi, dengò e altre infezioni.

  • Ho visto anche gli effetti della guerra. Sono stata in Sri Lanka durante un periodo di grande tensione per la guerra. Ci sono stati coprifuochi, controlli della polizia lungo le strade. Una notte la polizia ha bussato alla nostra porta dicendo che doveva fare l’ispezione della casa: cercavano dei profughi nascosti. Ci sono stati attacchi di kamikaze e spesso questi avvenivano sull’autobus. Sono stati addestrati bambini e ragazzi giovanissimi, non sospettati perché vestiti con l’uniforme delle scuole. In quel tempo ogni viaggio verso Colombo, la capitale, era un viaggio di apprensione. Ci si guardava intorno, e purtroppo si sospettava di chiunque. Grazie a Dio la guerra è cessata.

Nel documento Deus Caritas Est, Papa Benedetto XVI, ci ha invitato ad avere un cuore che vede. Che vede soprattutto dove c’è bisogno di amore. La storia siamo noi e la facciamo quotidianamente.

Se l’esperienza è stata forte ed è stata un dono immenso, perché vissuta intensamente, questo dono mi rende altrettanto responsabile.

Responsabile: per ciò che ho visto,

per ciò che ho ricevuto e imparato 

per ciò che ho lasciato, le persone, le nostre consorelle e tutti i

fratelli, degni di stima e di amore.

Concludo invocando la Vergine Immacolata, perché ci aiuti tutti a scorgere nella nostra vita lo sguardo di Dio Padre, che ha “guardato l’umiltà della sua serva.”

Uno sguardo d’amore che crea una relazione e trasforma tutto e tutti in bellezza, in dignità filiale e fraterna. Gli occhi della Santissima Vergine sono il riflesso più trasparente della bellezza e della misericordia di Dio. Ancora questa sera, con le parole della Salve Regina, preghiamo che Ella “rivolga a noi e a tutti i poveri gli occhi suoi misericordiosi”. Amen.

INFO & CONTATTI

{jb_quoteright}"Quello che tu puoi fare è solo una goccia nell'oceano, ma è ciò che dà significato alla tua vita"
(Albert Scheweitzer){/jb_quoteright}

La quota necessaria per sostenere un bambino/a o un ragazzo/a è di 365 euro all'anno: 1 euro al giorno.

È possibile inviare la somma intera oppure dilazionarla a più rate o mensilmente con causale NUOVA ADOZIONE A DISTANZA SRI LANKA oppure SOSTEGNO MISSIONE SRI LANKA

Come sostenere i bambini presso l’Educandato N. S. di Fatima - Sri Lanka

Mantenimento annuale di 1 bambino  € 200,00

  • Spesa per alimenti  € 100,00

  • Kit scolastico € 20,00

  • Strumentazione scolastica € 30,00

  • Cure mediche € 20,00

  • Attività parascolastiche € 30,00 

Spesa giornaliera per il pranzo di 150 bambini € 80,00... e ricorda che puoi aiutarci anche donando un'offerta libera!

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