17 Dicembre , 2018

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La testimonianza di una missionaria

La testimonianza di sr. Mattea

Carissimi amici, sono Sr. Mattea una suora Oblata di Maria Vergine di Fatima. Sono di origine statunitense, anche se per diversi anni ho svolto le mie attività pastorali in diverse comunità oblate in Italia. Sono lieta di essere qui tra voi e ringrazio Don Michele che mi ha dato la possibilità di poter condividere l’esperienza che ormai da due anni sto facendo nella nostra missione in Brasile.

Da due anni e mezzo il Signore mi ha affidato la responsabilità di guidare le mie sorelle in una nuova attività missionaria Oblata nel Sudest del Brasile, in una città dello Stato di San Paolo, a Jundiaì. La richiesta di aprire questa comunità ci è giunta dai Padri Oblati di Maria Vergine, che da diversi anni hanno avviato una fiorente missione in questa città. La parrocchia affidata agli oblati conta circa 45.000 abitanti ed è suddivisa in quattro cappelle, ciascuna delle quali ha circa 10.000 fedeli. La missione a Jundiaì è davvero impegnativa. Siamo presenti in tutte e quattro le cappelle della parrocchia e in esse animiamo la “Pastorale della Criança”, la “Pastorale della Salute”, “l’Infanzia Missionaria”, la Pastorale Giovanile e la Pastorale dei minori.

In Brasile il 74% della popolazione è di religione cristiana; il Brasile è infatti la nazione con più cattolici del mondo, nonostante ciò, vi è una larga diffusione di sette, perché il popolo brasiliano è caratterizzato da un forte senso della religiosità e quindi aderisce facilmente a qualsiasi dottrina. Ciò che è più sconcertante e che costituisce la più grande contraddizione di questo popolo è l’assoluta mancanza di riferimenti morali nell’agire personale e familiare, per cui ogni famiglia vive situazioni drammatiche e davvero disastrose. Appena giunte in Brasile ci siamo rese conto che l’urgenza pastorale a cui eravamo chiamate a rispondere era ed è la mancanza di adulti che si prendano cura della crescita e dell’educazione dei minori e di punti di riferimento per bambini, ragazzi e giovani.

Per questo già da alcuni anni i padri oblati hanno avviato in una zona pastorale della parrocchia la cosiddetta “pastorale della criança”. Consiste nell’offrire alle giovani mamme, che a poco più di trent’anni si trovano ad avere già 6/7 figli avuti da uomini diversi, uno spazio nel quale poter fare periodicamente un check-up ai figli, dove poter verificare lo stato di nutrizione di ciascuno dei minori, dove dare alcune nozioni igieniche-sanitarie alle giovani madri, e dove offrire un concreto supporto qualora vi fossero situazioni di degrado e di abbandono familiare. In questo centro i bambini vengono pesati, visitati, curati, a loro viene offerto un pasto sostanzioso e alle mamme vengono date le prime nozioni di educazione domestica. Due delle nostre suore operano in questa attività. Inoltre io con Sr. Raffaella siamo presenti nella pastorale dei minori in un altro centro situato nella cappella di Vila Nambi, dove invece accogliamo i “meninos de rua”, i numerosissimi bambini e ragazzi che non sono seguiti dai genitori, sono lasciati in balia di se stessi e vivono alla giornata, divenendo spesso vittime della droga, della violenza e di qualsiasi forma di sfruttamento. In questo centro, coordinato dai padri oblati con la nostra collaborazione, insieme a numerosi volontari offriamo attività scolastiche, educative e ludiche ai numerosissimi ragazzi che lo frequentano.

Alcune delle loro storie sono davvero molto tristi e disastrose. Noi Oblate cerchiamo di essere per loro uno spazio di affetto, di comprensione, di sostegno perché, nonostante l’assenza dei genitori i ragazzi possano vivere in modo dignitoso, recuperare la stima personale e costruirsi un futuro migliore. Vi racconto solo una delle numerosissime storie di vita, dei ragazzi che conosciamo e che hanno frequentato il centro… Wagner, secondo di 5 figli, ognuno di padre diverso, al momento ha 15 anni. Frequentava il centro e abbiamo sempre cercato di essergli vicino e di sostenere anche la sua giovane mamma che aveva un forte dolore. Infatti tre anni fa suo fratello, Bruno, di 13 anni è stato assassinato a scuola. La sua ragazza di 15 anni, ex-ragazza di uno spacciatore e già con un figlio, è stata mandata in prigione perché accusata ingiustamente dell’omicidio del fratello di Wagner. Wagner, di carattere chiuso e molto legato a suo fratello, non riesce ad aprirsi e ad esprimere il suo dolore. La mamma, che adesso ha 30 anni ed è sposata con un uomo di 25, invece di prendersi cura del figlio e della sua sofferenza, mandava l’altra figlia, Brenda, di solo 8 anni sulle tracce del fratello per assicurarsi che non commettesse qualcosa di pericoloso… e così metteva in pericolo anche la piccola. Comunque ora Wagner fa uso di droga pesante. Noi abbiamo cercato sempre di coinvolgerlo, ma ora si sta sempre più compromettendo in questo brutto giro…

Speriamo di poterlo ancora salvare standogli vicino ed offrendogli altre possibilità di vita. Di storie come questa purtroppo veniamo a conoscenza ogni giorno…

Vista la disastrosa situazione delle famiglie e dei genitori, non ci accontentiamo solo di offrire sostegno ai ragazzi del centro, ma visitiamo anche quotidianamente le famiglie che vivono nelle favelas, nella periferia di Jundiaì, in situazioni di degrado, senza servizi igienici, né corrente elettrica. A queste famiglie portiamo, insieme al sostegno economico, un messaggio di speranza, una parola di vita, perché sia il Vangelo ad illuminare questi nuclei familiari così sgretolati dal disordine morale e dalla povertà sociale. Siamo consapevoli che il nostro contributo è davvero una piccola cosa rispetto alle numerosissime situazioni che incontriamo, ma siamo certe che il bene è diffusivo e che il Signore moltiplicherà i gesti di amore con i quali circondiamo questi ragazzi assetati solo di attenzione e di affetto. Vi siamo grate per l’aiuto spirituale ed economico con il quale avete sempre sostenuto le nostre attività.

E’ proprio vero: nessuno sa quanto bene fa quando fa il bene. Il Signore vi ricompensi con la sua benedizione.